Il progetto Le Montagne Divertenti ha certamente come fulcro la rivista trimestrale, ma attorno ad essa ruotano anche numerose iniziative per far conoscere la montagna, le attività ad essa legate e diffondere una cultura di rispetto e salvaguardia dell'ambiente naturale. Periodicamente teniamo conferenze pubbliche, allestiamo mostre e facciamo incontri con le scuole, oltre ad attività di didattica fotografica che svolgiamo con corsi e workshop in collaborazione con l'agenzia ClickAlps.
lunedì 24 aprile 2017
28.04.2017 - Serata a Barlassina
sabato 11 aprile 2015
Superconcorso LMD primavera 2015 - diario della gran finale
Oggi si svolge in val Viola la gran finale del superconcorso LMD - n.32 Primavera 2015.
Un manipolo di 10 affezionati ha superato le 3 prove (2 concorsi e la realizzazione di un servizio fotografico) che ha dato loro il diritto di partecipare all’ultima fase: la caccia al tesoro. In palio l’attrezzatura completa da scialpinismo: sci, attacchi e pelli Skitrab.
Come da regolamento i concorrenti hanno ricevuto da Carlo Nani indicazioni sulla location solamente venerdì 10 alle ore 21, così da lasciare il tempo a me e al Caspoc’ di trasportare tutti i premi in quota e di preparare indisturbati il terreno di gara…
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| 11 aprile 2015. La luna tramonta dietro la cima settentrionale di Lago Spalmo e lascia nel cielo il posto al sole. |
Le tenebre avvolgono già tutto e sto salendo di corsa la val Viola. 4 km perlopiù pianeggiati e investiti da raffiche di vento caldo e freddo che prima fan sudare e poi gelano le orecchie. Nessuno ha saputo dirci se vengono o meno distribuite multe tra quelli che lasciano l’auto oltre il cartello di divieto posto ad Arnoga, così, una volta raggiunto il bivio per Caricc, ho scaricato i bagagli dall'auto (premi ed attrezzature) e, mentre il Caspoc’ carico come un mulo si dirigeva verso la baita del Pastore nella valle Cantone di Dosdé, io ho riportato il Panda nella legalità di Arnoga.
Caricc, metto gli sci, rifugio Federico all’alpe Dosdé, quindi arranco per la lunga piana coperta da neve marcia e crostosa. Ad ogni passo il fondo cede e aumenta la fatica. Le nubi avvolgono le cime di Lago Spalmo, la fioca luce del mio frontalino illumina a malapena le punte degli sci, quando la traccia del Caspoc’, che si distingue dalle altre vecchie per la maggiore profondità, piega a destra e s’intrufola nella valle Cantone di Dosdé. Una ventina di minuti e vedo un parallelepipedo coperto di lamiere zincate dalle cui numerose falle scappano lampi di luce che rischiarano scorci della cupa valle: è il frontalino del mio amico dentro la baita del Pastore (m 2319). Sono le 21:20, sono stanco morto ma sono contento che il Caspoc’ l’abbia trovata e ci stia dando di pala e pazienza per ripulire dalla neve l’assito che ne costituisce il pavimento e che sarà il nostro materasso.
Fa caldo ed è umido. Domani chi non ha gli sci rischierebbe di annegare per raggiungere questo spartano ricovero: “meglio se facciamo il campo gara più in basso”, suggerisco. Un panino, una birra, del cioccolato, un arancio, la conta dei premi e qualche biscotto ingurgitato nel caldo del sacco a pelo anticipano la buonanotte. Il Caspoc’ crolla nelle braccia di Morfeo che, irrispettoso nei miei confronti, gli ordina di tagliar lega tutta la notte. L’assordante rumore di segheria mi tiene con gli occhi aperti negandomi la meritata razione di sonno.
Sono le 6, fa freddo. Dopo una rapida colazione, il Caspoc’ parte per la cima di Saoseo, io pulisco casa e scendo con gli sci e il materiale alla ricerca del luogo ideale per il campo gara: scelgo un bel dosso sulla dx idrografica della valle Cantone di Dosdé, appena sopra alla piana.
Carlo Nani mi ha comunicato ieri per telefono che non ci saranno tutti gli aventi diritto alla finale: impegni di lavoro, patenti ritirate e timori vari stanno alzando la possibilità di vittoria dei coraggiosi superstiti.
Sono le 7 di mattina, l’aria gelida ha reso crostosa la neve. Con gli sci si galleggia, ma appena li togli anneghi.
Questa notte ho avuto tutto il tempo di pensare alle modalità di svolgimento dell’ultima prova.
Innanzitutto vorrei fare una corsa che seleziona i più valorosi tra i finalisti, poi una prova di ricerca ATVA per trovare i premi che sto andando a nascondere sotto la neve, ma in tutto ciò non voglio trascurare nemmeno l’elemento “fortuna”, componente fondamentale dell’alpinismo ed ingrediente che sicuramente renderà più incerto l’esito della gara fino agli ultimi istanti.
Accanto a un grosso masso individuo il campo base e un punto di partenza, circa 200 metri più in alto 3 piccoli larici saranno il traguardo: i primi 3 che li raggiungeranno potranno estrarre i 3 ARTVA da me sotterrati con legati i premi più belli, tra cui l’attrezzatura da scialpinismo; gli altri concorrenti verranno invece dirottati sugli ARTVA abbinati ai premi di consolazione.
Mi ci vuole più di un’ora per nascondere premi e ARTVA sotto la neve. Ci sono i nostri ARTVA personali, oltre a quelli recuperati dall’amico Giorgio Urbani presso la sezione locale del CAI. Con un apparecchio acceso in modalità di ricerca mi assicuro del perfetto funzionamento di tutti gli altri: se per sbaglio ne sotterrassi uno spento o che non va, sarebbe davvero un lavoro faticosissimo ritrovarlo.
Mi accorgo che la neve crostosa lascia traccia dei punti dove ho scavato, così devo sudare 7 camicie per fare altre finte buche.
Alle 8:10 il Caspoc’ è già di ritorno dalla vetta e si dedica a simulare altre buche.
Nel mentre arrivano i primi concorrenti: un velocissimo Luca Schenatti sugli sci, seguito da Chicco Gottifredi con le ciaspole e, dopo al famiglia Nana con papà Giustino e i giovani fratelli Gabriele e Giustino, in rapida successione tutti gli altri, chi con accompagnatore, chi da solo. Il regolamento prevede infatti che i concorrenti possano essere affiancati da un aiutante nella ricerca dei vari tesori sepolti.
Alle 9:45, baciati da una bellissima luce radente, facciamo il sopralluogo sul tracciato della corsa. Tutti a piedi senza attrezzi: sono sufficienti pochi passi per capire che appena si spinge un po’ la crosta cede e si affonda fino al ginocchio. È chiaro: la gara non sarà solo di velocità, ma anche di abilità e delicatezza.
Alle 10 il Caspoc’ dà il via e tutti partono al galoppo. Io sono al traguardo che li aspetto. Luca Schenatti unendo la tecnica - sale praticamente strisciando i piedi - e la potenza di corridore provetto qual’è, fa il vuoto e vince la gara, seguito da, Gabriele, fratello e aiutante di Michele Nana, un peso piuma molto svelto. Ma la fase più emozionante è la lotta per il terzo posto, ovvero l’ultima posizione che dà il diritto di cercare uno degli ARTVA tra cui si nasconde quello a cui è legata la bottiglietta del primo premio.
Ivan Andreoli ha qualche metro di vantaggio su Fabrizio Duca, aiutante di Alessandro Gusmeroli, ma affonda e viene raggiunto. Mancano pochi secondi al traguardo e i due lottano accanitamente, strattonandosi e facendosi placcaggi da rugbisti, il tutto nello splendido spirito di chi sta giocando e si diverte. Ci approssimiamo tutti al traguardo mentre i due gladiatori con un colpo di reni si tuffano verso la linea, ma nessuno è in grado di capire chi dei due, avvinghiati in una lotta laocoontica, l’ha spuntata. Come fare?
Aspettiamo anche gli altri concorrenti e, in accordo con gli sfidanti, optiamo per affidare ad una partita secca di pari o dispari l’ardua scelta. 2+1=3 e l’aiutante di Alessandro Gusmeroli, che aveva detto “dispari”, ha la meglio.
“Questa settimana - ironizzano i due talamonesi - non ci siamo allenati tanto a usare ARTVA, pala e sonda, ma a fare pari o dispari. Sapevamo di essere invincibili!”
Torniamo tutti al campo base, dove ha inizio una prima gara. In un’area va estratto un ARTVA a cui è legata la mitica e introvabile felpa con cappuccio de LMD. Il primo che individua il punto in cui è sepolto, deve conficcare la propria sonda guadagnandosi così il diritto di scavare lì.
Manco a dirlo, Alessandro Gusmeroli piomba come un falco sul punto giusto, vi pianta la sonda e si porta a casa l’ambita felpa.
Andiamo quindi più in alto, nell’area dove sono sepolti gli ARTVA 4, 5 e 6 a cui sono legati i premi di consolazione. Simone Civati, Chicco Gottifredi e Ivan Andreoli trovano ed estraggono così il loro premio, salvandolo dai 40 cm di neve sotto cui era finito.
Ma eccoci all’ultima fase: nel settore superiore del dosso si trovano gli ARTVA 1, 2 e 3 e sarà la dea bendata a decretare a chi andranno gli sci.
Luca Schenatti, primo classificato, ha l’opzione di scegliere quale dei 3 ARTVA individuati estrarre o se lasciare la decisione agli sfidanti. In pratica non ha alcun vantaggio, ma se fosse scaramantico potrebbe valutare se affidarsi alla propria fortuna o alla sfiga degli avversari. Luca sceglie la seconda opzione, e così fa anche Michele. Tocca così ad Alessandro e al suo aiutante individuare la posizione dei dispositivi. Fatto ciò, i due si consultano e, dopo varie indecisioni, optano per l’ARTVA centrale, Michele per quello di sinistra e a Luca tocca di conseguenza quello di destra.
Contemporaneamente iniziano gli scavi di recupero. A Luca, il più forte nelle prove di abilità, la sorte concede solo il terzo premio, pantaloni tecnici e racchette telescopiche, al giovane Michele spetta, con gioia del padre che è lì ad aiutarlo, una bottiglia di champagne e un paio di moffole Skitrab. A questo punto si leva l’urlo di gioia: Alessandro e Fabrizio alzano al cielo la bottiglietta vincente e festeggiano quella che per loro è stata una giornata baciata dalla buona sorte.
Tornati al campo base regaliamo vino, salami, caramelle, cioccolati e creme solari ai concorrenti per premiarne la tenacia e pranziamo tutti assieme in uno scenario magnifico. Siamo ai piedi del pizzo di Dosdé e delle cime di Lago Spalmo. Sole e vento si mitigano a vicenda così da non infastidire la nostra libagione. Questa zona, che di solito è frequentatissima meta di ciaspolatori e scialpinisti, oggi è insolitamente deserta, tutta riservata alla festa de LMD.
Alle 12 ci incamminiamo verso Caricc, dove ci gustiamo, nella suggestiva coreografia dell’agriturismo realizzato in un’antica struttura di cui si ammirano ancora le vecchie travi di legno, la birra offerta dal vincitore.
Credo che, se dovessi fare un bilancio anche a nome dei concorrenti, la fortuna più grande oggi non è stata quella di vincere un premio, ma quella di esser qui tutti assieme in un luogo incantato a spendere il nostro tempo divertendoci sulla neve. Dai sorrisi son certo che ognuno abbia ricevuto il primo premio, anche se Alessandro scivolerà più veloce di tutti con le sue assi nuove!
Credo che, se dovessi fare un bilancio anche a nome dei concorrenti, la fortuna più grande oggi non è stata quella di vincere un premio, ma quella di esser qui tutti assieme in un luogo incantato a spendere il nostro tempo divertendoci sulla neve. Dai sorrisi son certo che ognuno abbia ricevuto il primo premio, anche se Alessandro scivolerà più veloce di tutti con le sue assi nuove!
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| La corsa vittoriosa di Luca Schenatti. |
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| Gabriele Nana vale alla squadra di Michele Nana il II posto e l'accesso alla finale. |
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| La serrata lotta tra Ivan Andreoli e Fabrizio Duca, cavallo da gara di Alessandro Gusmeroli, per la III posizione si conclude con un ex-equo. |
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| Chicco Gottifredi si prepara a multare Ivan e Fabrizio, parcheggiati in divieto di sosta sulla linea del traguardo. |
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| Un pari e dispari secco regala la finale alla squadra di Alessandro Gusmeroli. |
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| Alessandro Gusmeroli per primo pianta la sua sonda proprio sopra all'ambita felpa de LMD. |
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| Simone Civati individua l'ARTVA sepolto nella neve e con attaccato il suo premio. |
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| Scava scava e anche Ivan Andreoli diventa più ricco. |
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| Ecco cosa succede quando Alessandro Gusmeroli scopre di aver trovato la bottiglietta col primo premio! |
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| Tornati al campo base ci facciamo una foto tutti assieme e ci prepariamo alla birra che il vincitore ci offrirà. |
venerdì 8 agosto 2014
Montagne di Valtellina - mostra fotografica - Sernio dal 8.8.2014
A Sernio, presso l'ostello Il Seicento (http://www.ilseicento.it/) a partire dall'8 agosto 2014 è esposta la mostra fotografica "Montagne di Valtellina" curata da Beno e Roberto Moiola dell'agenzia ClickAlps.
Si tratta di una quindicina di stampe in formato 70x50 cm dedicate agli scorci più belli della provincia di Sondrio, oltre a un volume contenente oltre un centinaio di altre immagini.
Se rimarrete affascinati da qualcuna di queste, la potrete ordinare sul supporto che preferite (forex 40€ / tela 50€ - ritiro presso punto convenzionato - info: lemontagnedivertenti@gmail.com).
Questa mostra contiene immagini delle montagne della Valtellina, ritratte nei momenti speciali che solo un fotografo appassionato ha la determinazione e l’esperienza per cogliere.
La migliore condizione fotografica spesso si traduce, alpinisticamente parlando, nel trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: in vetta al tramonto, certi di una discesa al buio; o all’alba dopo aver passato una notte a dormire al gelo. Cimentarsi in una scalata al margine di una intensa perturbazione regala luci e contrasti emozionanti, ma può mettere a repentaglio la sicurezza del fotografo stesso che deve essere fisicamente e tecnicamente preparato.
Con l’avvento del digitale e la diffusione a tutti i livelli di apparecchiature fotografiche di qualità, sempre un maggior numero di persone si sta cimentando in questa disciplina, senza tuttavia applicarvisi con metodo e rigore. Si producono un gran numero di file che spesso, purtroppo, non vengono neppure scaricati dalla scheda di memoria o sui cui non si fa una attenta riflessione qualitativa e tecnica. I luoghi e la natura si stanno così trasformando in merce di consumo, quando invece sono capolavori della Creazione su cui gli uomini devono posare il loro sguardo con lenta e profonda ammirazione.
Questa mostra propone ritratti delle meraviglie di questa terra, in cui l’uomo si inserisce come spettatore privilegiato ma rispettoso e consapevole.
A fine agosto l'esposizione verrà arricchita con 4 stampe su tela 50x70.
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mercoledì 23 luglio 2014
Safari Alpino - Chiesa in Valmalenco 26.07.2014
Di che cosa parlerò a Chiesa? Semplicemente di 365 giorni di gite in Valtellina, ripercorrendo assieme l'ultimo anno di gite nei luoghi più incredibili della nostra provincia.
Dalle passeggiate in val Pilotera, all'incontro con la vipera, alle discesa di sci ripido - dalla NO del Coca alla NO del Torrone Centrale, alle vie storiche d'arrampicata in val Bondasca ... fino alle ben più rilassanti gite ai laghetti!
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martedì 8 luglio 2014
I sanatori popolari di Prasomaso - Sondalo 08.08.2014
Un tempo quei sanatori costruiti a m 1100 sul versante retico avevano fatto guarire molti malati e fatto la fortuna del paese di Tresivio, i cui abitanti qui avevano trovato impiego e i cui contadini vendevano i loro prodotti alla piccola città della salute di Prasomaso.
Finita l'emergenza della tubercolosi sono stati abbandonati, selvaggiamente vandalizzati e ora, forse troppo i ritardo perchè sta tutto crollando, qualcuno ci ha investito tempo e denaro perché ha delle idee per rifunzionalizzare queste strutture.
Ne parleranno Beno, l'architetto Giacomo Menini e la professoressa Luisa Bonesio.
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venerdì 9 maggio 2014
Valtellina - viaggio tra le vette dimenticate - Seveso 15.05.2014
"Che titolo sempre uguale!" direte voi, ma in realtà qui in Valtellina abbiamo tante di quelle montagne sconosciute che potrei farci decine di serate tutte completamente diverse.
Il menù per questo appuntamento di Seveso, data la stagione di transizione, prevede gite sia di scialpinismo (traversate, sci ripido, gite per tutti, scoperte da asini), che di alpinismo (Orobie, Valmalenco, val Masino e val Fontana), che di escursionismo (laghi, traversate, esplorazioni), che un'ampia discussione sulla moda per l'estate incombente: meglio l'arancione pesca o quello vermiglione?
Mi accompagnerà anche Roby Ganassa che presenterà le sue 20 più belle immagini dell'ultimo anno di scialpinismo!
Spero che a fine serata abbiate tutti un cesto di buone ragioni per venire e conoscere meglio le nostre montagne di Valtellina, specialmente quelle meno reclamizzate e affollate. Il tutto, ovviamente, indossando mutande della corretta tonalità di arancione!
venerdì 7 marzo 2014
Viaggio tra le montagne dimenticate - Trescore Valcavallina 7.3.2014
Venerdì 7 marzo 2014
Beno presenta una serata dedicata all'esplorazione delle montagne valtellinesi. A piedi, con gli sci, camminando o arrampicando.
Un sacco di occasioni di avventura appena dietro la porta di casa.
Beno presenta una serata dedicata all'esplorazione delle montagne valtellinesi. A piedi, con gli sci, camminando o arrampicando.
Un sacco di occasioni di avventura appena dietro la porta di casa.
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martedì 28 gennaio 2014
Viaggio sulle retiche dimenticate - Morbegno 31.01.2014
È arrivato l'inverno, la neve, e forse siete stufi di battere sempre i soliti itinerari con gli sci?
Allora non potete perdere questa serata in cui Beno e Roby Ganassa vi porteranno sulle rotte più inconsuete del versante retico, dalla val Masino alla sconosciuta e stupenda val Fontana.
Ma non ci sarà solo lo scialpinismo d'esplorazione: pure una carrellata sull'alpinismo in val Fontana, amata dagli esploratori degli anni '20 e poi caduta nell'oblio nell'epoca dell'alpinismo modaiolo.
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domenica 19 gennaio 2014
Serata al CFS di Sondrio
Il 14 gennaio 2014 alle ore 21 Beno presenta una serata sull'ambiente alpino di Valtellina e Valchiavenna al circolo fotografico di Sondrio, presso l'aula verde del Policampus a Sondrio.
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| Scialpinismo in Valmasino. |
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| Immagine della serata realizzata da Ivan Previsdomini. |
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Mostre e conferenze
sabato 21 dicembre 2013
Safari alpino. Viaggi in terre vicine e in terre lontane - Sondrio 21.12.2013
Sabato 21 dicembre 2013 - sala Besta - Banca Popolare di Sondrio - Sondrio
Beno e Nicola Giana presentano ai ragazzi dell'istituto Pio XII racconti di avventure ed esplorazioni in terre vicine e in terre lontane.
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| Dal pizzo Roseg alle terre colorate dell'Argentina. |
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Attività nelle scuole,
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martedì 10 dicembre 2013
Corso di Photoshop - sessione di gennaio/febbraio 2014
sede: biblioteca di Albosaggia, Via Coltra, 44 - Albosaggia (SO), tel. 0342211378
orari: dalle 20:30 alle 22:30 - 6 lezioni teoriche con esercitazioni al computer
date sessione gennaio/febbraio: mar 28-01, gio 30-01, mar 04-02, gio 06-02, mar 11-02, gio 13-02
costo: 150 €
computer con installato Photoshop (CS5 o superiori - consigliato CC)
Conoscenze di base:
sapere scattare foto (anche brutte) con la propria fotocamera.
saper lanciare Photoshop e averlo utilizzato, anche con scarsi risultati, almeno qualche volta. In caso contrario, questi 4 giorni, avete il tempo di provarci!
Materiale didattico:
createvi una cartella sul desktop chiamata "corso photoshop". All'inizio di ogni lezione farò girare una chiavetta usb contenente i file su cui lavoreremo e li inserirete lì dentro.
Sto valutando di preparare anche delle dispense cartacee dove riassumere le nozioni teoriche fornite.
Programma e finalità del corso:
Photoshop (giunto attualmente alla versione 14 - CC) è uno, o meglio, è il programma più venduto, conosciuto e piratato per l’elaborazione fotografica.
Elaborare non è sinonimo di fotomontaggio, ma indica anche schiarire o scure, saturare o desaturare i colori, ritagliare, ingrandire o rimpiccolire, correggere le dominanti cromatiche, ripulire da oggetti indesiderati, aggiungere effetti pittorici, ripulire da rumore, correggere aberrazioni e distorsioni...
Inoltre dobbiamo considerare che colori, saturazione, dominante, luminosità, contrasto (...) sono parametri relativi al supporto su cui si visualizza o da cui si acquisisce l'immagine, per cui avere un'infarinatura teorica del funzionamento dei principali supporti (schermo, CCD, scanner, stampa in quadricromia e in esacromia) e degli spazi colore è fondamentale per capire in che modo dovremo convertire i nostri file per trasportarli da un supporto all'altro senza vederli stravolti. Del resto a chi non è capitato di arrabbiarsi per una stampa che non corrisponde a quanto vedeva a schermo?
Riflettete sul fatto che le macchine non sbagliano mai, se caso siamo noi che non le sappiamo programmare, in genere perchè non conosciamo il loro linguaggio.
C'è chi dice che: " Photoshop è un programma professionale che consente di intervenire su tutti i parametri che costituiscono un immagine digitale. L’interfaccia utente del programma è però abbastanza ermetica e non si lascia scoprire facilmente. Si rischia di aprire un immagine e di richiuderla dopo alcune ore presi dalla disperazione senza essere riusciti a farci niente; neanche un baffo."
Photoshop è la camera oscura moderna. Sapere elaborare i file è importante quanto sapere scattare la fotografia!
Rispetto ad altri programmi diffusi tra i fotografi come, ad esempio, Lightroom, Photoshop permette di tarare le foto non solo per la visione a schermo, ma anche per la stampa in offset. Permette inoltre maggiore precisione sui settaggi locali, di lavorare sui livelli, con le maschere, con oggetti vettoriali, di fare selezioni e aggiustamenti al 100% controllabili. Di contro è molto meno immediato e, solo per chi non lo conosce, molto più laborioso (guardate le 2 foto allegate: sistemare le luci dell'originale mi ha richiesto meno di 30 secondi!). Ma è un po' la differenza tra suonare una pianolina Bontempi ed un pianoforte a coda!
Detto ciò, si consideri che, per gradi, si riescono ad assimilare nozioni via via più complesse che consentono di apportare modifiche sempre più raffinate alle immagini.
Un corso completo di Photoshop richiederebbe almeno un anno a ciclo continuo, ma dopo 5 lezioni sarete già in possesso dei trucchi base per regolare luce e colori, ritagliare e correggere - nonchè automatizzare alcune operazioni, come ridimensionare o aggiungere in batch la vostra firma sulle immagini per una pubblicazione sul web. Per fare ciò partiremo da immagini con problemi e vedremo di analizzarli e varie procedure per correggerli.
Inizieremo, dopo aver correttamente settato photoshop per un funzionamento ottimale, dalle cose essenziali e da quelle che ci risulteranno più utili. Una volta presa dimestichezza con il programma ci potremo dedicare alle cose più difficili. Poi, per ulteriori approfondimenti, ci potremo accordare per un eventuale corso futuro di livello superiore.
Un consiglio disinteressato, che vi ribadirò anche nella prima lezione: gestire un’immagine digitale non è più veloce che stampare una foto in bianco e nero nel modo tradizionale - "lavorare al computer porta via tempo e la precisione non va mai d’accordo con la sveltezza."
Non lasciamoci illudere dal fatto che con la digitale si possono scattare quante foto si vogliono a costo zero: per non collezionare immondizia, ma fare i fotografi, dobbiamo operare con cognizione di causa.
Non si deve premere il bottone di scatto a caso e in continuazione: vanno fatte poche fotografie e quando le si realizza si deve già avere la sicurezza del risultato finale. E questo non è quello che mostra il display della macchina, ma bensì quello che si otterrà dopo il post-processing a computer in cui si possono recuperare tutti i difetti intrinsechi del processo di acquisizione, tra i quali il principale è la scarsa dinamica del sensore, molto inferiore a quella dell'occhio umano.
Ordine, pazienza e dedizione: questi sono i segreti del buon fotografo. L'unione di questi termini definisce il concetto di disciplina.
Ordine: nel salvare i file, gestire l'archivio, conservare e pulire gli strumenti di lavoro, nell'installare i programmi, nell'eseguire le procedure a computer, nel pianificare le cose.
Pazienza: nell'aspettare il momento giusto per scattare una fotografia, nello scegliere di non acquisire materiale quando non è opportuno, nell'orgoglio di non aggiungere al proprio archivio immagini che non hanno valore, nel dedicarsi ad imparare le tecniche per sfuttare al meglio l'attrezzatura a propria disposizione: è inutile cambiare la fotocamera quando già non si riescono a sfruttare le potenzialità di quella che si ha. Inoltre si deve acquisire capacità di autocritica dei propri lavori che, prima di essere mostrati agli amici, vanno ben analizzati.
Dedizione: la teoria può essere letta o ascoltata in poco tempo, ma per farla propria occorre la pratica. E con ciò non intendo scattare mille foto di prova, anzi, magari sapere tornare nello stesso posto senza mai premere il pulsante finchè non si hanno le condizioni sperate, prediligere 10 foto sbagliate che 1000 di cui una, per puro caso, è venuta bene.
Anche un buon risultato non deve essere un punto di arrivo, ma il passo intermedio verso qualcosa di ancora meglio.
Photoshop è solo uno strumento che, come il sensore della fotocamera, sarà utile solo a chi è in grado di sfruttarne le potenzialità.
Per iscriverti manda una email a concorsi@lemontagnedivertenti.com dove indichi il tuo nome e cognome e con oggetto "Corso di Photoshop gennaio 2014".
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Corsi fotografici
venerdì 29 novembre 2013
100 laghi di Valtellina e Valchiavenna
Presentazione del volume con gli autori Beno, Roberto Moiola e Roberto Ganassa:
- Biblioteca di Albosaggia - via Coltra 44 (tel. 0342 211378) - venerdì 29 novembre ore 21
- Morbegno - bar Stop Over - 11 dicembre 2013 ore 21
- Chiesa in Valmalenco - Teca - domenica 29 dicembre ore 21
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Mostre e conferenze
sabato 23 novembre 2013
Incontro con l'autore: presentazione del libro "100 laghi di Valtellina e Valchiavenna" - Albosaggia 29.11.2013
Beno, direttore della rivista trimestrale Le Montagne Divertenti, e i fotografi dell'agenzia ClickAlps Roberto Ganassa e Roberto Moiola presentano il volume "100 laghi di Valtellina e Valchiavenna", in cui portano a conoscere i più bei laghi della nostra provincia.
Biblioteca di Albosaggia - via Coltra 44 (tel. 0342 211378) - venerdì 29 novembre ore 21
In questa occasione verranno premiati i ragazzi meritevoli di Albosaggia che si sono distinti in ambito scolastico nell'anno accademico 2012-2013
Beno (testi e foto)
Dal 1979 vivo a Montagna in Valtellina. Proprio sulla conoscenza e sulla tutela della montagna ho fondato tutte le mie attività: alpinista, corridore, scrittore, fotografo, divulgatore ed editore di libri e pubblicazioni sul territorio alpino valtellinese e sulla sua cultura fra cui, sopra tutti, la rivista trimestrale Le Montagne Divertenti, nata nel 2007. La mia fotografia va di pari passo con il mio modo d’andare in montagna, senza badare alla lunghezza degli avvicinamenti o all’isolamento dei luoghi, e si distingue per scatti in ambienti severi: dalle vette delle montagne, alle creste o alle pareti anche nelle condizioni meteo più strane.
Roberto Moiola (foto)
Nato nel 1978 a Morbegno, dal 2000 sono fotografo freelance e collaboro con le principali riviste di montagna (italiane ed estere), fra cui Le Montagne Divertenti di cui sono co-fondatore e responsabile della fotografia. Ho ideato e coordino l’agenzia ClickAlps; sono insegnante di tecnica fotografica, redattore di articoli escursionistici e divulgatore. Sono specializzato in fotografia aerea e immagini notturne negli angoli più sperduti delle Alpi, mentre dai miei viaggi in Europa, Nord e Sud America, Caraibi, Africa e Asia, fatti sempre con spirito e mezzi d’avventura, nascono altri scatti animati da grande passione per la natura e curiosità verso le popolazioni locali. Nel 2013 una sua immagine di lago alpino è stata scelta dalla Apple per promuovere i nuovi display Retina, un riconoscimento tra i più prestigiosi.
Biblioteca di Albosaggia - via Coltra 44 (tel. 0342 211378) - venerdì 29 novembre ore 21
In questa occasione verranno premiati i ragazzi meritevoli di Albosaggia che si sono distinti in ambito scolastico nell'anno accademico 2012-2013
Quanti laghi alpini ci sono nella provincia di Sondrio? Davvero tanti: in anni di passeggiate ne abbiamo contati e immortalati più di 200, tra naturali e artificiali, e il loro numero è destinato a crescere col ritiro dei ghiacciai. Come si usa con gli astri, alcuni li abbiamo raggruppati in costellazioni e di queste ve ne presentiamo 100, con la consapevolezza di avere compiuto alcune ingiustizie che ci perseguiteranno negli anni a venire. Questo lavoro non è un censimento sistematico, ma vuole condividere attraverso le nostre migliori foto l'emozione di una visita ai laghetti e la passione per questo tipo di escursioni. I testi, anch'essi sintetici, sono la cornice del quadro e contengono le informazioni essenziali sui tracciati, oltre a curiosità e storie legate ai luoghi visitati. Abbiamo scelto laghi eterogenei, sia per collocazione geografica che altimetrica, sia per lunghezza e difficoltà d'accesso che per frequentazione, così che chiunque possa trovare la sua meta congeniale o addirittura la voglia di estendere i propri orizzonti. Fotografare un lago richiede un lungo corteggiamento e buona tecnica, ma anche molta fortuna nel trovare le condizioni giuste: queste sono le ragioni per cui ci sono voluti ben 8 anni ed altrettanti fotografi per collezionare il materiale necessario a questo volume. Ci sono molte avventure dietro a queste pagine, fatte di cadute in acqua nel cercare una particolare inquadratura, di freddo pungente alle prime ore del mattino, di ciaspole che affondano nella neve fresca per arrivare in tempo per l'alba, di acqua e di vento, di caldo e di afa, ben felici di aver passato molte giornate in compagnia della montagna, lontani dalla frenesia del vivere moderno.
Testi: Beno e Giorgio OrsucciFoto: Roberto Moiola, Roberto Ganassa, Giacomo Meneghello, Beno e Giorgio Orsucci
Beno (testi e foto)
Dal 1979 vivo a Montagna in Valtellina. Proprio sulla conoscenza e sulla tutela della montagna ho fondato tutte le mie attività: alpinista, corridore, scrittore, fotografo, divulgatore ed editore di libri e pubblicazioni sul territorio alpino valtellinese e sulla sua cultura fra cui, sopra tutti, la rivista trimestrale Le Montagne Divertenti, nata nel 2007. La mia fotografia va di pari passo con il mio modo d’andare in montagna, senza badare alla lunghezza degli avvicinamenti o all’isolamento dei luoghi, e si distingue per scatti in ambienti severi: dalle vette delle montagne, alle creste o alle pareti anche nelle condizioni meteo più strane.
Roberto Ganassa (foto)
Sono nato a Roma nel 1973, ma vivo in Valtellina dall’età di 10 anni. Sono fotografo freelance e insegnante di tecnica fotografica. Il mio mese di nascita, gennaio, è il mio preferito perchè la candida coltre bianca mi permette di salire con gli sci d’alpinismo sulle vette della Valtellina e della vicina Engadina. Vado in montagna all’alba, al tramonto o addirittura di notte, per catturare le luci più particolari. Inoltre amo i colori d’autunno come anche i laghetti alpini d’estate o le fioriture primaverili. Tra le peculiarità delle mie mostre fotografiche ci sono le tele realizzate assieme alla pittrice Silvia Salice nell’ambito di un progetto innovativo di contaminazione fra pittura e fotografia.
Sono nato a Roma nel 1973, ma vivo in Valtellina dall’età di 10 anni. Sono fotografo freelance e insegnante di tecnica fotografica. Il mio mese di nascita, gennaio, è il mio preferito perchè la candida coltre bianca mi permette di salire con gli sci d’alpinismo sulle vette della Valtellina e della vicina Engadina. Vado in montagna all’alba, al tramonto o addirittura di notte, per catturare le luci più particolari. Inoltre amo i colori d’autunno come anche i laghetti alpini d’estate o le fioriture primaverili. Tra le peculiarità delle mie mostre fotografiche ci sono le tele realizzate assieme alla pittrice Silvia Salice nell’ambito di un progetto innovativo di contaminazione fra pittura e fotografia.
Roberto Moiola (foto)
Nato nel 1978 a Morbegno, dal 2000 sono fotografo freelance e collaboro con le principali riviste di montagna (italiane ed estere), fra cui Le Montagne Divertenti di cui sono co-fondatore e responsabile della fotografia. Ho ideato e coordino l’agenzia ClickAlps; sono insegnante di tecnica fotografica, redattore di articoli escursionistici e divulgatore. Sono specializzato in fotografia aerea e immagini notturne negli angoli più sperduti delle Alpi, mentre dai miei viaggi in Europa, Nord e Sud America, Caraibi, Africa e Asia, fatti sempre con spirito e mezzi d’avventura, nascono altri scatti animati da grande passione per la natura e curiosità verso le popolazioni locali. Nel 2013 una sua immagine di lago alpino è stata scelta dalla Apple per promuovere i nuovi display Retina, un riconoscimento tra i più prestigiosi.
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venerdì 22 novembre 2013
Valtellina: nel paradiso dello scialpinismo - Lecco 22.11.2013
Esistono le classiche gite con gli sci in Valtellina. Conosciutissime e affollate.
Esistono anche gruppi montuosi della Valtellina che d’inverno sono isolati, senza punti d’appoggio, senza campo per il telefonino, faticosi e senza tracce battute, ma - specialmente - troppo belli per chi si accontenta di andare tutte le volte sui soliti itinerari trafficati.
Capitàno di una zattera in mezzo al mare, solo a pochi chilometri da casa, Beno ha scalato e sciato luoghi eccezionali sulla scorta dei racconti di pionieri di un’altra epoca che, come lui, non necessitavano né di tecnica, né di attrezzatura, ma solo dell’immensa passione per le montagne.
Dalla cima del Cavalcorto, al pizzo Ligoncio, alla punta Moraschini in Valmasino, alle vette dimenticate della val Fontana, ai canali nascosti sulle Alpi Orobie: un condensato di spunti e idee fresche per lo scialpinista che vuole pregustarsi una stagione ricca di soddisfazioni.
FOTO DELLA SERATA
FOTO DELLA SERATA
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| Molta gente in sala Ticozzi a Lecco per seguire la conferenza sullo scialpinismo in Valtellina (foto Nicola Giana). |
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giovedì 14 novembre 2013
DA SONDRIO A CASTIONE TRA I VIGNETI DELLA SASSELLA E DEI GRIGIONI
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| Vigneti in località Ganda. |
Un itinerario alle porte di Sondrio, all’apparenza banale e
forse scontato, ma non è proprio così. Non bisogna lasciarsi
ingannare dalla semplicità del percorso il quale, a un attento
osservatore, esso rivela numerosi aspetti interessanti e non sempre
di immediata comprensione. Tra questi, oltre agli evidenti contenuti
storici, culturali e paesaggistici, evidenziamo in particolare quelli
geologici e archeologici. Infine, ma non meno importanti, ricordiamo
gli aspetti enogastronomici che numerosi si profilano lungo l’intero
percorso.
Facile,
adatto a tutti e a tutte le età, pensionati, casalinghe/i e
studenti, dalle medie in poi sino all’università della terza età;
percorribile in ogni stagione e con qualsiasi tempo atmosferico, si
svolge interamente sui terrazzi del versante retico, perciò si
sconsiglia nel pieno periodo estivo.
Partenza: Istituto Pio XII, Via Carducci, Sondrio (290 m slm).
Itinerario sintetico: Sondrio (via Carducci) – Sassella – Triasso – La Ganda – Castione centro.
Tempo di percorrenza: ore 4 per la sola escursione. Ritorno a Sondrio con bus di linea.
Dislivello complessivo in salita: 330 m.
Dettagli: T - Guide e carte; Gogna A., Miotti G. Guida Turistica della Provincia di Sondrio”, B.P.S. II edizione 2000 - U. Sansoni, S. Gavaldo, C. Gastaldi “Simboli sulla Roccia” Edizioni del Centro, 1999, Capo di Ponte (BS) – F. Monteforte “L’immagine della Sassella” in Notiziario BPS, n. 105, dicembre 2007 - Kompass n. 93 “Bernina – Sondrio” 1:50.000.
Si parte direttamente dal centro di Sondrio, sia per evitare l’uso dei mezzi motorizzati, sia per ammirare le bellezze e vivere emozioni che taluni luoghi ancora suscitano nelle persone particolarmente sensibili. Passando per le vie del centro storico si attraversano le tre piazze principali, poi lungo l’antica via Valeriana prima, successivamente attraverso i terrazzamenti e le nude rocce della Sassella e dei Grigioni, nuove e intense suggestioni si profilano guardando all’orizzonte e sul fondovalle, purtroppo quest’ultimo pesantemente alterato dall’edificazione dissennata di capannoni. Non sono ovviamente questi ultimi che vogliamo acclamare, bensì quegli angoli dimenticati dagli interventi speculativi, in grado di farci sognare una vita sana, dai ritmi lenti e soprattutto più rispettosa dell’ambiente dal quale dipendiamo, fortunatamente, non solo per ricavarne denaro. La speranza è di ritrovare qui le nostre radici, quelle dell’albero che ostinatamente, noi sostenitori della rivista Le Montagne Divertenti, ma non solo, ci ostiniamo a “bagnare” nel tentativo di far sopravvivere, in altre parole la nostra cultura e la nostra identità di valtellinesi.
Itinerario
Suono della campanella alla scuola Pio XII (m 300 ca.); i ragazzi sono pronti, gli ultimi accordi col preside e ci incamminiamo verso N. Il meteo non promette bene e il cielo non lascia alcuna speranza. Fiduciosi nella sorte (acqua dalle 14), adottiamo il piano B che prevede il rientro col bus delle 13.30 da Castione. Imboccata via Piazzi, svoltiamo per piazza Campello. Tempo per due note sulla storia della piazza, sulla chiesa del Suffragio (demolita), palazzo Pretorio e poi giù per Corso Italia. Altra sosta in Piazza Garibaldi sulla quale prospettano importanti edifici ottocenteschi e il fantasma del teatro Pedretti. Ma il nostro sguardo punta alto verso Triangia e l’imponente convento di S. Lorenzo (sorto sulle fondamenta dell’antico castello di S. Giorgio) e la forra del Mallero.
Imboccata via Dante continuiamo diritti sino a Piazza Cavour (già Piazza Vecchia), in passato molto animata, sede del mercato cittadino e delle più importanti fiere. Attraversiamo il torrente Mallero e uno stop s’impone per rimirare il castel Masegra, i possenti argini realizzati solo dopo l’alluvione del 1834, il ponte levatoio a ricordo del disastro del 1987. Imbocchiamo via Romegialli, un tempo spina dorsale dell’antica contrada Cantone, ricca di edifici storici. In piazzetta Carbonera, entriamo al civico n. 4 del Palazzo omonimo (XVI sec.) per osservare l’interessante portico con volte a vela sormontato da logge ad archi e colonne dei due piani superiori. Prendiamo via De Simoni, quindi a dx (200 m) via E. Bassi al cui inizio s’impone la Cappella dell’Annunziata o Madonna della Rocca (1713), la prima di una serie di 15 dedicate ai Misteri del Rosario e che sarebbero dovute sorgere lungo la via Valeriana costituendo il “Sacro Monte della Sassella”, al quale i fratelli Francesco Saverio e Giovan Battista Sertoli dedicarono le loro energie all’inizio del ‘700. Dal rione di Cantone sino alla chiesa della Madonna della Sassella si sarebbe snodata la Via Matris della Vergine del Rosario, partecipe dei misteri dolorosi, gaudiosi e gloriosi di Cristo e della salvezza.. Ne vennero realizzate sei delle quali ne rimangono solo quattro.
Oltrepassiamo Largo Stella per continuare su via F. S. Quadrio sin dove attraversa la provinciale per la Valmalenco, quindi ci immettiamo su via Valeriana. Nei pressi di un’azienda vitivinicola, mentre guardiamo gli arditi terrazzamenti e la teleferica di servizio, un’anziana signora si avvicina e ci racconta di quando ancora molto giovane arrancava su quelle scalette per lavorare i vigneti. Dai suoi occhi traspare il piacere nel vedere tanti ragazzi unito a un pizzico di nostalgia dei bei tempi di gioventù. All’incrocio con via D. Lucchinetti, facciamo notare, sparsi tra gli ultimi prati, i resti del vecchio tiro a segno, muti fantasmi del periodo fascista (seconda metà degli anni ’30).
Dietro lo stadio, addossata a un rustico, incontriamo la seconda cappella, che priva di alcun dipinto, passa quasi inosservata.
All’inizio della salita per Triasso, la terza cappella pare contribuire al faticoso sostegno dei terrazzi soprastanti. Anch’essa di forma ottagonale, l’interno è vuoto. Al tornante, abbandoniamo l’asfalto e imbocchiamo l’antica via che tra i vigneti porta al santuario della Sassella. Saliamo gradatamente tra rocce lisciate e montonate dall’azione erosiva dei ghiacciai sui quali sapientemente i nostri antenati hanno costruito i muri dei terrazzi messi a vigna. L’Adda scorre sotto di noi, tra gli alti pioppi ai piedi del conoide di Albosaggia, ultimi resti dell’antica boschina. In una valletta poco prima del santuario incontriamo la quarta e ultima cappella, detta degli Apostoli (1713-14; forse disegnata da Pietro Ligari) e dedicata alla Pentecoste; le dodici statue lignee di G. B. Zotti, rappresentanti la Vergine e gli Apostoli recanti sul capo la fiammella dello Spirito Santo, per ragioni di sicurezza sono stati trasferiti al civico museo di Sondrio. Beno rallenta con un gruppetto per spiegare alcune regole della ripresa fotografica.
La chiesa della Madonna della Sassella (m 299), è chiusa, non possiamo ammirare gli affreschi di Andrea De Passeris (originario di Como, importante per i numerosi interventi in valle) che arricchiscono l’interno. Ci accontentiamo del bel panorama e della Torre della Sassella, parte di un progetto incompiuto del 1720 che prevedeva la sistemazione della piazza e la realizzazione di diversi fabbricati a uso deposito per le merci durante le fiere e i mercati. La piazza è stata dotata recentemente di pavimentazione idonea per accogliere i SUV che qui si radunano per le fiere dell’ostentazione.
Riprendiamo il cammino che inerpicandosi tra le case ci porta nei soprastanti vigneti. Una recentissima strada in cemento, come uno sfregio in viso deturpa la bellezza di questo luogo. Ma l’economia agricola reclama a gran voce interventi come questi a proprio sostegno!
Triasso, recuperiamo le forze presso la piazzola realizzata per chi frequenta la via dei terrazzamenti.
Poco avanti, l’odore intenso delle vinacce buttate come concime tra i filari di una vigna, offre motivo per parlare di vinificazione e torchiatura, già ricordi di gioventù per i meno giovani.
Terrazzi a picco sul fondovalle tra enormi massi e rocce affioranti, fazzoletti di terra risicati e sorretti da possenti muri a secco, panorama a 360 gradi sulle Orobie, dal Legnone sino al gruppo del Baitone, sono ottimi spunti per stimolare approfondimenti sulla bellezza del creato, sui concetti bello/brutto di talune opere dell’uomo.
Una breve deviazione ci conduce in località La Ganda (m 519) dove sulle rocce ai piedi di un rustico ammiriamo le incisioni rupestri considerate di maggior pregio storico ed estetico del circondario di Sondrio (oltre 80 figure tra antropomorfi, segni circolari e sistemi complessi di coppelle, attribuibili all’età del Bronzo medio-tarda). Un pannello nelle vicinanze ci aiuta alla lettura delle raffigurazioni.
Spuntino nei pressi della fontana dove è stata predisposta un’area picnic per i frequentatori della strada dei terrazzamenti. Attraversiamo un castagneto da frutto, altra sosta per parlare di questa coltura andata persa, della sua importanza nel recente passato, dei risvolti sociali ed economici che il suo abbandono ha comportato. Un campo appena arato, occasione per un altre considerazioni. Cerchiamo di interpretare presente e passato, così scopriamo che è un’altra vigna che se n’è andata, e con lei la sua storia. In lontananza si profilano l’abitato di Castione e le sue chiese. Il terrazzo panoramico in aggetto, con affacci orientati e pannello esplicativo, offre nuovi spunti per interpretare il territorio, le sue forme e il costruito. Non sfugge l’impianto del nuovo vigneto sottostante a giropoggio. Raggiungiamo il nucleo del paese e imbocchiamo la vecchia via acciottolata che, preceduta dalla fontana pubblica, scende ai luoghi di culto. Camminiamo cauti tra i vecchi edifici prospicienti stretti corti e collegati tra loro da trune e ballatoi. Visitiamo una vecchia cucina con focolare al centro del locale, senza camino, pochi arredi, ambiente tipico della famiglia contadina.
Giunti all’ossario prendiamo la duplice scala che ci immette nel piccolo sagrato della chiesa parrocchiale dedicata a S. Martino, in posizione dominante al centro del paese.
Sono quasi le 13 quando consumiamo il pranzo al sacco sotto le arcate del portico del settecentesco Oratorio dei Confratelli.
Alle 13.30 arriva giusto in tempo il bus di linea mentre si avvia velocemente la pioggia annunciata dalle previsioni meteo.
Sin qui tutto bene, non ci resta che darci appuntamento per la primavera prossima, stesso luogo, per concludere l’itinerario con la visita al mulino della Rosina a Vendolo e le Piramidi di Postalesio.
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| Una delle cappelle che avrebbe dovuto costituire il sacro monte della Sassella. |
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| Rocce montonate alla Sassella. |
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| Il santuario della Sassella. |
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| A Ganda. |
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| Ganda. Nei pressi delle incisioni rupestri. |
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| Nei castagneti di Castione. |
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| Il centro di Castione. |
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| Il centro di Castione. |
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| Spiegazioni sulle vecchie architetture valtellinesi. |
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